Relazione finanziaria al 31 dicembre 2023
Gruppo Philogen 7
Contesto macroeconomico di riferimento
Il 2023 è stato un anno antitetico e speculare al 2022; ha visto una crescita globale significativamente superiore alle
aspettative di consenso elaborate a fine 2022. Trainata dal settore privato, l’economia mondiale è riuscita ad assorbire
l’eccezionale tightening delle condizioni finanziarie, innescato dall’aumento dei tassi di interesse più repentino degli ultimi
quarant’anni, senza indebolirsi eccessivamente ed evitando così la recessione nelle principali economie. Questa
resilienza è stata evidente soprattutto negli Stati Uniti, che hanno guidato la crescita mondiale: la solidità del mercato del
lavoro, il progressivo processo disinflattivo e la gestione dell’eccesso di risparmio sono state le variabili chiave che
hanno compensato parzialmente le sfide create dall’aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (FED)
e sostenuto i consumi degli americani, contrariamente a ogni aspettativa.
Contemporaneamente, è aumentata la desincronizzazione della crescita economica tra paesi e aree geografiche. Negli
Stati Uniti, la crescita sta mantenendo una tendenza positiva, con un contestuale rallentamento dell’inflazione, che
giustifica la recente decisione della FED di sospendere gli aumenti del FED fund rate e mantenere tassi elevati per un
periodo più prolungato. Mentre il processo disinflattivo continua, l’economia reale mostra una resistenza inalterata a
fronte di un indebolimento graduale del mercato del lavoro. Al contrario, l’Europa, colpita dalla crisi energetica e dalla
fragilità tedesca presenta dati sulla crescita e sull’inflazione inferiori alle attese. Il PIL dell’Area Euro nel terzo trimestre
dell’anno ha continuato ad essere sostenuto dai consumi privati a fronte di una fiducia dei consumatori che sta tornando
a crescere sulla scia dell’accumulo del tasso di risparmio e del calo dell’inflazione, che soprattutto a novembre ed ottobre
ha registrato potenti effetti base favorevoli. Questa situazione allevia in parte la pressione sulla Banca Centrale Europea
(BCE), che potrebbe anticipare i tempi per un allentamento monetario. La Cina, che nella seconda parte del 2023 ha
sperimentato una dinamica economica a fisarmonica, nell’ultimo trimestre sta sperimentando segnali di stabilizzazione
sia nell’attività economica che nell’evoluzione dei prezzi, mentre il settore dell’edilizia abitativa continua a rappresentar e
un freno.
In questo contesto, il processo disinflattivo è in corso con notevoli progressi verso gli obiettivi di inflazione delle banch e
centrali. Nel corso del 2023, l’inflazione ha registrato un deciso calo, influenzata dall’effetto base, dalla diminuzione dei
prezzi dell’energia e dalla risoluzione delle restrizioni nelle catene di produzione e distribuzione. In un quadro di più
probabile soft landing a fronte di una progressiva disinflazione, le banche centrali sono quindi prossime a ridurre le
proprie misure restrittive. La FED ha bisogno di mantenere la sua credibilità e non può incorrere nel rischio di una
seconda fiammata inflattiva. Al contrario, la BCE deve monitorare attentamente i paesi periferici. La percezione di un
orientamento più accomodante da parte delle banche centrali dei paesi sviluppati ha portato a una significativa revisione
al ribasso dei rendimenti obbligazionari, mentre la correlazione tra rendimenti azionari e obbligazionari sta diventando
sempre più positiva in un contesto di asset reflation, dove gli investitori riescono a beneficiare di un calo dell’inflazione e
della crescita economica.
Rispetto alla prospettiva di crescita globale, i rischi restano inclinati al ribasso, sia a causa dell’evolversi della situazione
geopolitica che di possibili errori di politica monetaria. Le caratteristiche uniche di questo ciclo economico e le incertezze
legate alla trasmissione della politica monetaria concentrano i principali rischi sul suo impatto sul ciclo economico. Con
l’inizio di un nuovo capitolo di politica monetaria, la datazione dell’avvio del ciclo di tagli costituisce il principale ris chio di
scenario, seguito dalla possibilità di un nuovo shock esterno che potrebbe innescare un’ulteriore accelerazione
dell’inflazione e aumenti del costo del denaro. Un errore di politica monetaria potrebbe mantenere la politica troppo
restrittiva per troppo tempo, con conseguenze negative. Ad esempio, l’inflazione, essendo un indicatore ritardato,
potrebbe segnalare problemi solo quando è già troppo tardi, mentre una stretta monetaria più intensa potrebbe causare
un significativo inasprimento delle condizioni finanziarie, riportando rischi per la stabilità finanziaria. La FED ha bisogno
di mantenere la sua credibilità, considerando che le break-even inflation non sono ancora diminuite. Al contrario, la BCE
deve monitorare attentamente i paesi periferici. La stretta monetaria più forte degli ultimi quarant’anni ha portato a un
significativo irrigidimento delle condizioni finanziarie, con potenziali nuovi rischi per la stabilità finanziaria.
Le tensioni geopolitiche rimangono una delle principali fonti di incertezza. I rischi sono ulteriormente aumentati dopo gli
attacchi terroristici di Hamas contro Israele mentre la situazione in Ucraina resta ancora lontana da qualsiasi cessate il
fuoco. Nel breve periodo questi focolai di tensioni geopolitiche potrebbero esercitare pressioni sui mercati energetici
globali, causando aumenti dei prezzi e un incremento dell’inflazione. Al momento, però, i dati strutturali di domanda e
offerta non indicano motivi significativi per temere aumenti eccessivi dei prezzi del gas e del petrolio. Resta un rischio di
incidenti o sabotaggi che potrebbero coinvolgere maggiormente gli Stati Uniti. Inoltre, permane il rischio che l’acuirsi
delle tensioni geopolitiche possano tradursi in un calo a lungo termine della crescita del commercio internazionale.